Il cuore appassionato di Frère Charles

Ho incontrato frère Charles quando studiavo all’università, di lui e dei suoi piccoli fratelli e sorelle mi colpì l’essenzialità nella vita e nella preghiera, la semplicità dei luoghi dove vivono: poveri tra i più poveri. Quando è stato deciso di dedicare la nostra Chiesa Parrocchiale a Charles de Foucauld quel piccolo seme gettato nel cuore a vent’anni ha cominciato a germogliare. In tutti questi anni ho sempre conservato un libro sulla sua vita, edizione del 1969, così dallo scaffale più in alto della libreria è sceso sul comodino e ho ripreso ad interessarmi all’eremita del deserto.
Ho scoperto un uomo pieno di energia, in continua ricerca, che percorre centinaia di km a piedi o su un cammello, che sposta i suoi confini sempre più in là, in colloquio continuo con i suoi amici e con il Beneamato. Ho incontrato l’esploratore della fede, l’eremita bisognoso di amicizia,l’uomo che ama la libertà e i grandi spazi, il soldato combattente con se stesso che si impone una disciplina esigente,una mente intelligente che vuole conoscere e capire, un cuore appassionato e poetico.
Fin dalla giovinezza manifesta uno spirito inquieto, si annoia della vita militare, scrive all’amico Gabriel Tourdes “Detesto la vita di guarnigione trovo il mestiere noioso in tempo di pace, che è la condizione normale…Perciò ero ben deciso un giorno o l’altro a lasciare la carriera militare. In queste condizioni di spirito ho preferito andarmene subito: a che serve tirare avanti ancora per qualche anno, senza alcuno scopo, una vita in cui non trovo alcun interesse? Preferisco approfittare della giovinezza viaggiando, in questo modo almeno mi istruirò e non perderò il mio tempo…Capisci che sarebbe un peccato fare viaggi così belli stupidamente e da semplice turista: voglio farli seriamente…Bisogna che ti informi di tutti i libri che mi occorreranno.” (18 febbraio 1882)
I piaceri della ricchezza, gli amori, le amicizie, i viaggi, i riconoscimenti e la medaglia d’oro, ricevuta dalla societè de geografie francese per le sue esplorazioni in Marocco, non soddisfano la sua ricerca interiore , l’esplorazione si sposta nei territori dell’anima” Dio è così grande! Vi è una tale differenza tra Dio e tutto ciò che non è Lui.”(a Henri de Castries, 14 agosto 1901)
Frère Charles è un uomo di grande passione:”Perché sono entrato nella trappa? Per amore unicamente per amore…… L’amore per Dio , l’amore per gli uomini lo spero, è tutta la mia vita, sarà tutta la mia vita. ”
(a Henri Duveyrier, 24 aprile 1890)
In continua ricerca di una più profonda unione con il “Beneamato” scrive ” “Fin dal primo momento in cui si ama, si imita e si contempla: l’imitazione e la contemplazione fanno parte, necessariamente , dell’amore, perché l’amore tende all’unione, alla trasformazione dell’essere che ama nell’essere amato; e l’imitazione è l’unione, l’unificazione di un essere con un altro mediante la rassomiglianza; la contemplazione è l’unione di un essere con un altro mediante la conoscenza e la visione…Imitazione e contemplazione fanno parte necessariamente di qualsiasi amore….Siamo amore e non produciamo altro che azioni fatte per amore, altro che effetti dell’amore. “(MS.E 264°, Lc2,21)
Esige molto da se stesso, scrivendo della sua vocazione dice “la mia vocazione ordinaria è la solitudine, la stabilità, il silenzio”.
Della solitudine ne ha sentito la sofferenza: “È la solitudine che aumenta. Ci si sente sempre più soli al mondo. Gli uni sono partiti per la Patria, gli altri hanno la loro vita sempre più separata dalla nostra, ci si sente come l’oliva rimasta sola in cima a un ramo dimenticata dopo il raccolto;….Ma Gesù rimane: Gesù lo Sposo immortale che ci ama come nessun cuore umano può amare; rimane ora, rimarrà sempre… “(a Marie de Bondy, 10 settembre1910) “Provo pena a staccare gli occhi da questa vista meravigliosa, la cui bellezza e l’impressione d’infinito, avvicinano tanto al Creatore, nello stesso tempo la sua solitudine e il suo aspetto selvaggio fanno capire quanto si è soli insieme a Lui”(a Marie de Bondy, 9 luglio 1911)
La vocazione al silenzio è sorprendente in Charles ,che parla non solo l’arabo ma traduce 600 poesie tuareg scrive un vocabolario francese-tuareg e traduce i vangeli in lingua tuareg e fa del suo eremo un luogo di incontro :”I poveri soldati vengono sempre da me . Gli schiavi riempiono la piccola casa che si è potuta costruire per loro. I viaggiatori vengono direttamente dalla” fraternità”. I poveri abbondano…Tutti i giorni ospiti a cui dare da cenare, da dormire, da mangiare.”(a mons. Guerin, 19 gennaio 1902)
Quello che più colpisce è la vocazione alla stabilità in lui che sembra un uomo in continuo movimento alla ricerca costante di un altro luogo: Parigi, il Marocco, la trappa, Nazareth, Beni Abbes, Tamanrasset, lui stesso scrive: “In questo momento sono nomade, sotto la tenda e cambio continuamente di luogo, ciò va molto bene per iniziare, giacché mi fa vedere molte persone e molti posti.”(a don Huvelin,15 luglio 1904)
Per Charles la stabilità non è immobilismo o accontentarsi, ma il risultato di una disciplina perseguita con determinazione fino a diventare obbedienza all’Ordinatore.” …Si è veramente utili al prossimo, che Dio ama più di quanto noi possiamo amarlo, solo obbedendo fedelmente alla volontà del divino Ordinatore vedendo bene il posto in cui Egli ci vuole, le opere che vuole da noi e facendole nel miglior modo in cui possiamo, non perfettamente, senza dubbio, perché la perfezione non è delle creature. Nulla sarebbe più triste dell’essere ciechi e contenti di sé:”l’umiltà è verità”.Riconoscendo la nostra miseria e la nostra insufficienza…”(a Marie de Bondy, 20 maggio 1915)
Obbedienza che non è cieca sottomissione ad un superiore, ma libertà di esprimersi apertamente
“Obbedirò puntualmente alla linea di condotta che mi ha tracciato…Le motivazioni che ha la bontà di fornirmi…non mi impediscono tuttavia di deplorare che i rappresentanti di Gesù si accontentino di difendere “sottovoce”(e non gridando “sui tetti”) una causa che è la causa della giustizia e della carità”( in risposta a Mons. Guerin che pur deplorando la schiavitù lo invitava ad essere prudente nel denunciarla,30 settembre 1902) Questa libertà interiore gli permette di dire “Io sono qui non per convertire i Tuareg, ma per cercare di capirli… “(al dottor Dautheville,1908) “Voglio abituare tutti gli abitanti:cristiani, musulmani, ebrei e idolatri a guardarmi come loro fratello universale. Essi cominciano a chiamare la casa la fraternità(la Khaouia, in arabo) e ciò mi piace”(a Marie de Bondy, 7 gennaio 1902)
Charles ha un bisogno profondo di amore ed ha raggiunto la consapevolezza che nessuna creatura può colmare questa fame “Non cerchiamo l’appagamento della nostra fame nelle cose di questo mondo, né nei beni materiali, né nei beni sensibili, né nei beni spirituali, in nessuna creatura, in nulla di ciò che non è Dio. Più saremo vuoti di tutto ciò che non è Dio, più saremo capaci di essere riempiti di Dio e saziati da Lui…”(M.S.E:290, Lc 6,25) ” Queste sofferenze, queste inquietudini vecchie e recenti . ..Quando si può soffrire ed amare si può molto, si può il massimo che si possa in questo mondo: si sente che si soffre non si sente sempre che si ama, ed è una grande sofferenza in più! Però si sa che si vorrebbe amare, e voler amare è amare” (a Marie Bondy,1 dicembre 1916)
Quest’uomo inquieto e appassionato, estremo nelle sue scelte ha una grande dolcezza con tutti :
“La mitezza nei pensieri, nelle parole e nelle azioni…niente di amaro, niente di violento,niente di duro…essere come miele, come aria leggera e balsamica, come velluto,essere qualcosa di tenero, di rinfrescante, di consolante, di soave per tutti gli uomini: è uno dei doveri imposti dalla carità verso gli uomini.”(S.E.E,6° Mt 5,4)
La preghiera è il centro della sua vita:”Amiamo e pratichiamo ogni giorno la preghiera solitaria e segreta, quella preghiera che solo il Padre celeste vede, in cui siamo assolutamente soli con lui e nessuno sa che preghiamo, colloquio a due, segreto delizioso, in cui apriamo il nostro cuore in libertà, lontano da ogni sguardo ai piedi del Padre” “Tu ci insegni a pregare, o mio Dio, a pregare senza discorsi studiati, senza frasi studiate, senza ricercatezze, un semplice grido del cuore, una sola parola che si ridice incessantemente , terminandola sempre con questa frase”Tuttavia non la mia volontà, ma la tua!”. (M.S.E. 245 Mr14,39)
L’audace frère Charles muore come ha desiderato, come il Beneamato “spogliato di tutto, disteso a terra nudo, irriconoscibile, coperto di sangue e di ferite, violentemente e dolorosamente ucciso…”
Le piccole sorelle del Sacro Cuore, una delle tante foglie della famiglia spirituale di frère Charles, scrivono
“Quest’uomo al di fuori delle categorie, che ha “perso il suo cuore per Gesù di Nazareth”, ci è fratello e prossimo anche per i suoi limiti, i suoi difetti, le sue debolezze, le sue contraddizioni, i suoi errori.
Ci è fratello per la sua lotta continua alla ricerca della volontà di Dio, per le sue esitazioni e i suoi dubbi, le sue ostinazioni e i suoi cedimenti.
Ci è così fratello perché ha conosciuto le angosce del male, del non senso e dell’assurdità della vita, che talvolta provava. Ci è fratello per la sua umanità bisognosa di salvezza”.

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