Il mistero di Cristo è a tal punto consegnato alle nostre anime che ci spinge, più di quanto non ci freni, verso un’apertura al progresso degli uomini e delle donne del nostro tempo e di ogni epoca. In un certo senso, diventiamo degli innamorati, che cercano ovunque le tracce dell’amato. Avendo perduto ogni capacità di obiettività, cerchiamo i suoi tratti su ogni volto. Si ha un espatrio culturale, un’estasi spirituale,un decentramento culturale. Devo confessare che non mi preoccupa il destino della civiltà occidentale né di qualunque altra civiltà . Solo la sete d’infinito mi spinge e mi sembra di poterla soddisfare quando esercito il mio sguardo a vedere quell’acqua santa scorrere in ogni carne. Anche le contraddizioni più fuorvianti diventano allora luoghi di manifestazione luminosa, a volte mediante l’ironia che spinge a un sorriso che vede oltre la superficie. Altre volte, mediante scintille che scaturiscono dalla contraddizione concettuale stessa, per via di sintesi dialettica con le lacrime, con la rabbia di fronte alla paralisi della politica e del pensiero. Infine con la pace che invade il cuore di chi pone l’atto di fede in una notte benedetta dalla sensazione di essere completamente superati dall’assoluto. Esprimendosi così, le persone spirituali si capiscono, si sentono vicine le une alle altre. I cattolici informati sanno che questo è un pensiero ortodosso e corretto dal punto di vista dogmatico. Il dogma della Chiesa, infatti, ci parla del coraggio di Dio e dei suoi amici.
(Paolo Dall’Oglio “Innamorato dell’Islam, credente in Gesù” ed. Jaca Book 2011)

Un monastero deve essere un asilo di consolazione per le anime malate e stanche.
Siamo dei poveracci.
Siamo stati curati dalla tenerezza di Dio e dall’amore comunitario.
A nostra volta vogliamo donare gratuitamente queste cose. Il nostro monastero, lungi dall’essere dedicato ai “superuomini” e alle “superdonne”, si occupa delle anime ferite.
Quante volte bisogna chiedere a Dio di diventare vettori della sua grazia e così ottenerla per noi stessi? Quante preghiere gli ho rivolto perché mi mandasse religiosi e religiose in abbondanza.
Oggi siamo poco numerosi, appena una decina, realisti sulla povertà dei nostri mezzi. A volte accettiamo il fatto di non poter far altro che pregare. Il rimedio migliore alla disperazione, alla stanchezza o all’orgoglio sta nel gettarci perdutamente nel fiume dell’Amore, gettarci nel flusso che scorre dentro di noi, che ci attraversa. L’unica medicina è superare noi stessi incessantemente, per trovare la fonte d’acqua viva.
(Guyonne de Montjou incontra Padre Paolo dall’Oglio,” Mar Musa. Un monastero,un uomo, un deserto”, ed.Paoline 2010)

In realtà scegliendo di ritrovare il modo di vivere delle persone semplici locali, non solo esprimiamo la nostra solidarietà nei loro confronti,seguendo la linea scelta da Gesù e dalla chiesa verso i poveri, non solo ci mettiamo alla scuola di Charles de Foucauld nella divina semplicità di vita di Nazaret, ma abbracciamo anche lo stile di vita orientale che è stato, per secoli, nella regione, comune ai nostri fratelli musulmani e cristiani.

Perché preoccuparsi, quando Il modo migliore di evangelizzare è quello di imitare Gesù come il padre Charles de Foucauld, il piccolo fratello, ci ha così umilmente e profondamente mostrato?
(Paolo Dall’Oglio “Innamorato dell’Islam, credente in Gesù” ed. Jaca Book 2011)