L’annuncio in filigrana Anche il lavoro è spazio di missione e annuncio. Tiziana ci racconta come vive il suo essere Missionaria nella scuola.

Mentre mi sposto da una parte all’altra della città per il mio lavoro, apro la pagina del Vangelo del giorno e… la metropolitana si trasforma nello spazio d’incontro con Dio. Diventa forse una moschea per la mamma dal velo ricamato che ho di fronte con i due piccoli che porta a scuola, e per me assume i tratti di una basilica speciale, piena dei colori della gente! Inizia così, molto presto, la mia giornata a scuola ed è in questa modalità che il Signore, il Maestro, sceglie di venire nuovamente per le strade, con me e attraverso i miei gesti, le mie parole, i miei limiti, per incontrare le persone là dove vivono. Sono Sua missionaria in mezzo alla gente e come tutti, ogni giorno, sperimento la fatica di correre al lavoro con l’incognita della puntualità dei mezzi pubblici e degli scioperi; come tutti attendo nelle file… come tutti, per poter lasciare nella normalità della vita il segno di Qualcuno a cui ho consacrato la vita.

Mentre le fermate scorrono, penso che in questa normalità il Signore Gesù mi permette di realizzare la sua stessa missione. Pietro e Andrea stavano pescando, Matteo esigeva le tasse, la Samaritana come ogni giorno attingeva acqua al pozzo e, proprio lì, nelle maglie della normalità, in maniera autentica è partita una relazione nuova con Gesù, la fede in Lui.

Orizzonti nuovi

Da quasi tre anni lavoro in diverse scuole della città di Roma come insegnante di religione. L’ambito del lavoro professionale è divenuto man mano per me lo spazio di una nuova evangelizzazione. Di certo, nella mia vita missionaria non lo avrei mai considerato, ma ora lo riconosco come un dono e un compito speciale, un «nuovo campo di missione che l’Immacolata mi affida», come direbbe san Massimiliano Kolbe, e che mi apre a orizzonti creativi di annuncio.

A scuola non posso evangelizzare in maniera diretta come farei in una missione di strada con i giovani. Qui è la professionalità che si fa annuncio, è l’autenticità e la correttezza con i colleghi che diviene il terreno per instaurare relazioni che si aprono a un dialogo più profondo e vanno oltre ogni barriera, persino di religione o filosofia di vita! Ho dinanzi agli occhi scene intense di vita lavorativa, dove la fiducia del mio primo dirigente buddista mi ha permesso di sperimentare un metodo nuovo per insegnare religione a bambini piccolissimi; e la profonda stima di una collega atea mi ha contagiato nel lottare insieme perché fossero rispettati i diritti di un ragazzino autistico!

Al lavoro, l’esigenza di una continua preparazione professionale è motivo di speranza per coloro ai quali si è mandati per aiutarli a formarsi come persone! Quando parlo con i bambini, mi rendo conto che un domani non ricorderanno di certo tutte le mie parole sulla bellezza della cultura cristiana, ma spero che la gioia di conoscere Gesù attraverso una “marionetta tucano” in-segni, segni in loro qualcosa di bello e crei uno spazio personalissimo per l’incontro con Gesù! Attraverso il gioco e la gioia di trovare modi sempre nuovi e belli per presentare la figura di Gesù di Nazareth, il suo mondo, il suo messaggio che impregna inevitabilmente la nostra cultura, scopro con stupore che è davvero un lavoro speciale!

Quando, pur nella fatica, cerco di vivere il lavoro come un dono e una missione, mi accorgo sempre del passaggio della forza del Vangelo che ribalta i ruoli: da evangelizzatori ci si ritrova evangelizzati perché ritorna come un annuncio più forte per me, che mi fa crescere come persona e rafforza la mia fede.  Il “Guai a me se non evangelizzo” diventa, mentre lavoro, guai a me se non svolgo bene il mio lavoro di insegnante, nel rispetto degli alunni che scelgono di avvalersi di questa bellissima materia e anche di chi non la sceglie; nella fedeltà creativa ai programmi ministeriali, nella stima dei colleghi, nel rispetto degli orari… Ognuno ha diritto di conoscere il volto di Cristo anche in questo annuncio gioioso che passa in filigrana nella normalità di un lavoro fatto con il Signore. È Lui lo rende la sua missione. Senza accorgermene, infatti, Lui passa oltre me, va oltre i bambini e si allarga al personale docente e non docente e spesso, nelle molteplici domande, scopro che anche gli adulti cercano di conoscere il volto di un Gesù diverso da come era stato presentato loro in altri momenti della vita.

Preparare il terreno per il seme

È un compito molto delicato permettergli di essere il maestro in me, con la passione e l’attenzione ad ogni singola persona come faceva in Palestina, con la sua arte di intessere relazioni autentiche con tutti, apprezzando le peculiarità di ognuno e non giudicando i loro limiti. Evangelizzare nel mondo della scuola significa preparare il terreno al seme del Vangelo che crescerà nel tempo… lasciandosi stupire dalla sua crescita ogni giorno.

Da evangelizzatori si è evangelizzati, da maestri impariamo la vita! Da chi imparo? I miei maestri sono i bambini, quelli dei quartieri a rischio come quelli dei quartieri ricchi e quelli della scuola in ospedale. Per tutti questi piccoli maestri prego ogni giorno, nella speranza di lasciare un segno di Gesù in ognuno.

Sempre mi sorprendo come sia Lui stesso a rivelarsi a me nella loro trasparenza, curiosità, gioia… nella franchezza di riconoscere gli errori e anche nella sofferenza vissuta con semplicità. Un bimbo della scuola in ospedale, ricoverato nel reparto di pediatria ematologica, sta lottando contro la leucemia. Lui mi ha annunciato il Vangelo così: «Sai, maestra, io non ho paura di morire, perché ho pensato che quando ero nella pancia di mamma nuotavo, davo i calci e stavo bene e pensavo che quella fosse tutta la mia vita, ma non sapevo che se non passavo nel pianto – e mamma mi ha detto che ho pianto tanto quando sono nato –  se non piangevo non potevo scoprire che la Vita vera era un’altra».

Ora scappo al lavoro perché ho tante cose da imparare!

Tiziana Disabato
«Spesso vediamo che sono la violenza,
la menzogna, l’errore ad essere
messi in risalto e proposti.
È urgente far risplendere nel nostro
tempo la vita buona del Vangelo
con l’annuncio e la testimonianza»
(papa Francesco, Messaggio GMM).

 

ARTICOLO ESTRATTO DA
Milizia Mariana 8-ottobre 2013, pp. 22-23
www.kolbemission.org

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