Is 56,1.6-7   Sal 66
Rm 11,13-15.29-32   Mt 15,21-28

Donna, grande è la tua fede!

Prima lettura, seconda e Vangelo richiedono questa settimana, per essere compresi, di fare una premessa su cosa si intenda nella Bibbia quando si parla di i pagani, gentili, stranieri, le genti, gli altri popoli e via dicendo ma la premessa potrebbe annoiarvi, nel qual caso passate direttamente al punto 5

1. accezione moderna

Credo esista una prima accezione del termine, più universale e moderna che potremmo genericamente definire: “gli atri”; ogni popolo che pretenda di costruirsi un minimo senso di identità, lo fa con dei movimenti di distinzione che potremmo definire “noi non siamo come loro”, talvolta in senso positivo, (come sono precisi gli svizzeri, come sono belle le svedesi), più spesso in senso negativo (in Inghilterra non sanno mangiare, i tedeschi sono troppo seri, gli italiani: pizza, mandolino, mafia). Il termine inoltre si carica di significati ulteriori se pensiamo a quegli stranieri che premono sui nostri confini o vagano alla ricerca di un lavoro dentro al nostro paese, oggetto spesso di diffidenza e fastidio.

2. senso comunemente biblico

A questo sano senso di identità, che certo è contenuto nell’accezione che la Bibbia ha dei “goym” (gli stranieri), se ne aggiunge uno tutto particolare: mentre nessun popolo  antico vedeva di cattivo occhio il fatto che ogni popolo o città avesse le sue particolari divinità, in Israele si va gradualmente affermando il passaggio dalla monolatria (noi abbiamo scelto, anzi siamo stati scelti da questo unico Dio, che è il Dio di Israele) al monoteismo (gli idoli degli altri popoli sono solo argento e oro, non parlano, non odono, non esistono) … questo contribuisce dunque al fatto che Israele percepisce gli altri con maggiore diffidenza perché non riconoscono l’unico e vero Dio(1), in special modo quando ne denuncia quelle pratiche idolatriche oggettivamente insane quali sacrifici umani, parossismi sanguinari o la prostituzione sacra.

3. senso escatologico e profetico

Va però da ultimo menzionato un fermento che nel profetismo (specie di impronta isaiana) troviamo all’interno della “polemica” contro i gentili, ovvero la percezione che Israele ha di sé come popolo scelto da Dio perché a tutti i popoli della terra giunga la benedizione divina(2); nonché il fatto che Dio nella sua somma libertà talvolta si avvale degli stranieri per intessere la sua relazione con Israele o può giungere a preferire la retta pietà di un pagano (cfr prima lettura) piuttosto che quella doppia e simulata di uno che opprime orfani e vedove e poi va ad offrire sacrifici al tempio.

Le summenzionate questioni sono quelle che in poche parole vengono dette dialettica tra il particolarismo e l’universalismo: Dio è il Dio dei tutti ma ha scelto un popolo solo! Dinamica che troviamo poi trasferita nel cristianesimo in relazione al ruolo di unico mediatore che il Cristo ha nei confronti di tutta l’umanità.

4. note di attualità

Vero è che il tema dello “straniero”, oggigiorno è quantomai ostico, sia a livello di politica nazionale che di politica internazionale, e credo che non si possano squalificare, con poche battute perse nella dialettica: amore universale – ma questa è casa nostra; diritti dell’uomo – diritti del popolo sovrano; non hanno il senso della legalità – ma allora gli emigrati italiani!!! La politica, voglio ancora crederci, è la più nobile delle arti (ut Plato dixit) e non si fa a suon di slogan o di post su Facebook.

Posto dunque che si persegua una sana politica, nazionale e internazionale, a regolare: i rapporti tra popoli, la legittimità di intervento quando si violano i diritti umani, i flussi migratori; mi sento di aggiungere che dovremmo forse chiederci cosa prevale in noi, quale senso di appartenenza, ad un partito, ad uno stato o al Regno dei cieli? Nel caso vi sentiate tentati dalla terza opzione, non vi spaventi troppo pensare che implica il sentirsi perennemente stranieri, ospiti e pellegrini di questo mondo(3) !!!

5. commento al Vangelo che segue l’autocompiacimento

Scusandomi per la digressione esibizionistica e affetta da saccenteria, torniamo al Vangelo: Insomma Gesù, osteggiato dai garanti dell’ortodossia del suo popolo, si ritira in terra straniera (sul modello del profeta Elia) e qui viene accostato da questa tenace figura femminile, una donna che subito lo individua e “grida” il suo dramma, facendolo precedere, sorprendentemente, da una ben circostanziata professione di fede: “Signore, figlio di Davide, pietà di me, mia figlia è duramente vessata da un demonio” … e qui ci giunge una sorpresa, non minimizziamo perché Gesù è Gesù e può fare quello che vuole … qui Gesù non si comporta certo da buon cristiano (lo so che è anacronistico e fuori luogo, è per ironia 🙂 … neanche le rivolge una parola … lei continua a gridare ed ecco che intervengono i discepoli, la traduzione sembra attribuir loro il ruolo di mediatori ma non è affatto così, piuttosto sembrano essere in accordo col disdegno di Gesù verso questa “straniera”, solo che “strilla come un aquila” … insomma Signore, accontentala, dille una parolina, basta che la mandi via (il verbo non è esaudiscila infatti ma “dimettila” “congedala”). Ma ti pare che questa molla!?!  Va avanti, si butta per terra ai piedi di Gesù e grida “Signore aiutami” … quale uomo che si voglia considerare tale non risponderebbe a questo accorato appello, nulla … Gesù è irriconoscibile, il suo cinismo ora si tinge di crudeltà, l’esempio che cita è al vetriolo … non si toglie da mangiare ai figli per darlo ai cani … insomma le ha dato della cagna, perché lei è straniera e lui è venuto per Israele, mica per i pagani … ma dove si è mai visto un ritratto di Gesù così severo e ruvido? E quasi mi pare di vederli i discepoli passare dallo stupore al compiacimento … “lo vedi il Maestro … ogni tanto anche Lui usa le maniere forti, eh! Dovremmo ogni tanti dire dei no, mettere dei limiti, buoni si ma mica fessi Quando ci vuole ci vuole … “. Insomma cosa accade a Gesù? Non risponde a chi lo chiama, da della cagna ad una donna perché straniera e lei? Mica si scompone, nessun moto di orgoglio, nessuna  ribellione, umile e imbelle al pari di Priamo quando bacia le mani di Achille? Eccola rispondere quasi dolce, supplichevole e forte allo stesso tempo: “saremo pure cani, ma i padroni ogni tanto una crosta, una mollica ai cani la tirano”. Ed ecco l’epifania, lo svelamento del vero volto di Gesù, basta, la prova è finita, via questa maschera di cinismo: “davvero grande è la tua fede, o donna, avvenga a te ciò che desideri”, in quell’ora, in quel preciso istante la figlia guarisce! Mi piace pensare a questa donna come ad uno dei più bei modelli di preghiera, è una pagana, forse una timorata di Dio(4), che non si ferma di fronte all’apparente indifferenza di Dio e continua s chiedere, a lottare perché è certa che quella durezza è più la nostra che di Dio, che il suo silenzio è piuttosto una sordità da superare, che la sua assenza una cecità da vincere. E ora che Gesù si è rivelato e ha rivelato il volto di Dio per quello che è i discepoli che fanno, … credo ci abbiano messo qualche istante a riprendersi, ad allinearsi con l’agire spiazzante del Maestro, fanno la faccia di chi dice: “io mica c’ero cascato, ti tenevo il gioco …” ma a me per un attimo è parsa di vederla un po’ di delusione sui loro volti …

(1) Ad essere sinceri la questione sarebbe ben più articolata, tanto da individuare nella stessa scrittura due fazioni: un fronte “separatista”, che intima il tenersi assolutamente lontani da usi, costumi e donne straniere (cfr Esdra e Neemia), e un fazione più propensa all’integrazione, (cfr libri di Giona e Rut)

(2)  cfr la promessa ad Abramo (Gn 22,18) in te saranno Benedette tutte le nazioni della terra oppure gli oracoli di Isaia (Is 2,2) Alla fine dei giorni … al tempio del Signore …affluiranno tutti i popoli.

(3)  cfr: ospiti e pellegrini su questa terra (Eb 11,13) perché cittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2,19)

(4)  Erano gli stranieri che pur non convertendosi integralmente, ovvero accogliendo tutti i precetti della torah, si accostavano alla fede monoteistica e rispettavano i 7 precetti noachici (cfr Talmud Babilonese)