newsletter del 7 febbraio 2016

Is 6,1-2.3-8   Sal 137   1Cor 15,1-11   Lc 5,1-11

 Sulla tua Parola getterò le reti. 

In questo Vangelo la scena si apre sulla folla che preme su Gesù per ascoltare la Parola di Dio. Leggere per esteso che la folla vuole ascoltare non semplicemente la Parola, la sua parola, il suo insegnamento, bensì la Parola di Dio, questo ci dovrebbe sorprendere ed interrogare. Non si tratta semplicemente di un insegnamento su Dio, ma è la Parola di Dio. Gesù non parla all’uomo di Dio, ma parla per conto di Dio agli uomini.

Nel mentre egli “VIDE” … , il suo parlare agli uomini è in risposta a situazioni viste ed ascoltate, la sua Parola è Parola per la vita, una vita che Dio vede e conosce. Potremmo allora dire che Gesù tra i tanti “inquadra” alcuni, e il quadro è il seguente: dei pescatori appena scesi dalla barca che lavano le reti. Lo sguardo di Gesù va, come sempre, oltre la superficie, egli avrà notato che il loro lavoro non è quello solerte e soddisfatto di chi ha assolto il proprio compito e rimette tutto a posto, il loro conversare o piuttosto il loro non conversare, le loro movenze, l’assenza del pescato, saranno stati indizi che non sono certo sfuggiti ad un attento osservatore qual era Gesù. In quel “vide” di Gesù c’è il suo conoscerci e il suo capirci. A questo punto Gesù sale sulla barca di Simone, forse la narrazione vuole essere rapida ma questo salire senza chiedere il permesso, questo intromettersi nella vita degli altri senza essere stato invitato, sembra un tratto distintivo del Gesù di Luca  (cfr Luca 19: “Zaccheo scendi subito oggi devo fermarmi a casa tua”). A questo punto li prega di allontanarsi un poco e poi chiederà di allontanarsi molto, il che mi pare implichi una attenzione pedagogica per la gradualità. Non posso fare a meno di immaginare questo momento come un momento di tensione, come se ora iniziasse una lotta tra Simone Pietro e Gesù, come la lotta tra il pescatore e il pesce che dopo aver abboccato inizia a tirare, parlo di una lotta perché  più avanti l’uso del verbo “esci da me” piuttosto che “allontanati da me”, che  Pietro usa verso Gesù, mi sembra una conferma di una certa resistenza alla chiamata. Gesù ora fa leva sulla sua autorità di maestro, interrompe il lavoro dei pescatori e Pietro lo asseconda. Poi finito di parlare dice a Simone “distanziati verso il profondo”, la frase è volutamente suggestiva e mi è sempre piaciuto notare come, tradotta nelle diverse lingue, suoni in differente maniera: in Greco suona: andate verso il profondo; in latino: andate verso l’alto; in italiano: prendete il largo, contribuendo a far risuonare questa frase come suggestiva esortazione ad affrontare qualcosa che in tutte le sue dimensioni, è più grande di noi e ci spaventa.

Se anche qui nulla si dice circa il contenuto dell’insegnamento di Gesù, questo suo parlare ha certo rappresentato un ulteriore avanzamento della sua autorità su questi pescatori: se chi lavora non ama essere  disturbato mentre lavora, ancor di meno ama che gli si insegni il proprio mestiere, eppure non si rifiutano alla sua richiesta. All’inizio Luca ci ha detto che la gente era lì per ascoltare la parola di Dio, Pietro forse ancora non ritiene che Gesù sia un profeta, portatore della Parola di Dio, ma gli riconosce un’autorità e lo chiama “epistàta”, il termine che traduciamo sempre come “maestro” differisce però da quello degli altri evangelisti , “didascale” vuol dire si maestro, ma non nel senso di colui che insegna ma di colui che comanda, e visto il contesto marittimo forse sarebbe meglio tradurre “comandante”. Comandante, sulla tua parola getterò le reti, perché ciò che hai detto mi ha convinto, mi è piaciuto, e per questo ti chiamo maestro, allora getterò le reti. Ma ( il ma nel testo non c’è eppure si sente) ci siamo affaticati tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Dentro questa frase echeggiano diversi accenti, accenti di sfida: con le parole sei bravo, ma stai sfidando la nostra competenza, la nostra maestria; di delusione: tanta fatica e poi nulla, dove è il Dio di cui parli, quello che soccorre i giusti, quello che è dalla parte di chi lavora, della povera gente; di paura: ho attraversato la notte, il buio, il baratro, l’abisso; MA “sulla tua parola getterò le reti”. Emerge dopo questa notte una scintilla di fiducia, il chiarore di una fede, ma attenzione la lotta di Pietro non è affatto finita. La narrazione procede ora concitata, lo fanno, fanno ciò che ha detto Gesù, e la rete è subito stracolma, bisogna chiamare gli altri. Visto ciò, allora Pietro tenta di sfuggire eppure è anche attratto da Gesù, gli si getta ai piedi, eppure gli dice “esci da me”… con una espressione che sembra una formula esorcistica, ma al contrario, non per allontanare il male ma per allontanare il bene perché io sono male, perché sono un peccatore. In questa frase di Pietro emerge l’alibi più classico per rinviare l’incontro con  Dio, non esserne degno: stai fuori dalla mia vita Signore, sono solo un poveraccio, uno che fa il suo mestiere, che prova a campare… la tua parola è vera, la tua parola è efficace, dunque vai via da me. Questo atteggiamento contraddittorio si riflette anche sugli altri, prima i compagni di Pietro, poi quelli dell’altra imbarcazione; tutti hanno come il presentimento che questo segno, questo miracolo, non è per risolvere un problema (la mancanza del pesce) ma per fare una proposta. Quelli su cui ora sta calando la rete della parola sono questi pescatori a cui Gesù dice “non temete”, frase tecnica che nelle vocazioni rassicura il chiamato circa la sua insufficienza. Ricordiamo con facilità il modo in cui Gesù risponde nei Vangeli di Matteo e di Marco: “vi farò pescatori di uomini”. La formula usata da Luca è particolare, egli dice a Pietro: “da ora gli uomini prenderai vivi”. Il pescatore ovviamente pescando, togliendo il pesce dal suo elemento naturale cioè l’acqua, lo condanna a morte, Luca sembra sentire il bisogno di sottolineare che il ministero a cui Gesù chiama questi pescatori è al servizio non della morte ma della vita.

Idee da conservare

  • Dio si intromette nel tuo quotidiano
  • La sua parola vuole provocarti alla fiducia
  • Per trarti a se è disposto a sfidarti sul tuo terreno
  • Nella lotta ho la voglia di rinfacciargli tutte le notti che attraverso, tutte le fatiche inutili che mi toccano
  • Pur riconoscendolo prima maestro e poi Signore voglio chiedergli di uscire dalla mia vita… Seguirlo comporta la perdita di certezze, di identità, meglio l’alibi della mia mediocrità
  • Egli non snatura la mia identità, sei pescatore resti pescatore, ma la mette al servizio della vita
Agenda Parrocchiale

dom 7 febbraio 16

8:30-10:00-11:30-18:00  SS Messe

lun 8 febbraio 16

8:30 Lodi – 18:00 S. Messa

19:00 catechisti

mar 9 febbraio 16

8:30 Lodi – 18:00 S. Messa

mer 10 febbraio 16

8:30 Lodi

18:00 S. Messa con imposizione delle Ceneri

19:00 Pietre Vive

21:00 Liturgia della Parola con imposizione delle Ceneri

gio 11 febbraio 16

8:30 Lodi

9:30 giornata del malato

18:00 Scuola della Parola

19:30 Cresima adulti

ven 12 febbraio 16

8:30 Lodi – 18:00 S. Messa

21:00 Pietre Vive

sab 13 febbraio 16

8:30 Lodi – 18:00 S. Messa

10:00-12:00 Oratorio

dom 14 febbraio 16

INCONTRO DELLA DOMENICA

8:30-10:00-11:30-18:00  SS. Messe

12:30 pranzo caritas

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Parrocchia Santissimo Salvatore chiesa del Beato Charles De Foucauld via delle Palme 6b - 00062 Bracciano (RM) 0699805216 - 3396047182 - passsamail@gmail.com

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