Ez 34,11-12.15-17   Sal 22   1Cor 15,20-26.28   Mt 25,31-46

 Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.

  Questi miei fratelli più piccoli

 

Matteo al capitolo 25 contiene queste tre parabole escatologiche, le vergini stolte e sagge, la parabola dei talenti e il giudizio universale. La terza di queste tre parabole, quella che leggiamo oggi in questa ultima domenica del tempo ordinario, festa di Cristo Re, tecnicamente non è proprio una parabola, ma inizia come una profezia che poi sfocia in una similitudine. Quando il figlio dell’uomo verrà nella sua gloria. Il ritorno del Figlio dell’uomo è un evento escatologico di cui già  parla il libro del profeta Daniele, uno dei testi più rappresentativi dell’apocalittica giudaica, dove il profeta ha visioni notturne che per simboli terribili (bestie dai denti di ferro che lacerano e distruggono) vede l’alternarsi dei regni umani e dove in maniera sempre più cruenta i giusti sembrano abbandonati alla loro sorte, da ultimo compare questa figura misteriosa definita “il figlio dell’uomo”, che si affaccia dal cielo, cavalcando le nubi come giudice finale.

Gesù suppone in qualche maniera la conoscenza di questa profezia, il cui contenuto, al di là delle immagini a tinte fosche, esprime la fede che i travagli della storia, e i poteri ingiusti che la attraversano, conosceranno un giudizio ultimo e inappellabile ad opera stessa di Dio, un giudizio universale. Tale prospettiva forse non alletta il nostro senso della giustizia, individualista, risarcitorio e in definitiva diciamocelo, vendicativo, eppure in qualche misura dovremmo recuperare la serena fiducia che Dio non è fuggito dalla storia, che seppure non interviene come noi vorremmo a correggere e a rimproverare ci sarà un giudizio, ci sarà un intervento salvifico finale e decisivo.

Dunque con serena fiducia Gesù ci riconsegna questa immagine di Giudizio che nella fede cristiana tra l’altro si concretizza ancora di più attorno alla sua persona, è infatti lui il giudice supremo che aspettiamo, è lui il Figlio dell’uomo che deve venire … Egli dunque verrà, trionfante, lo scorta un esercito di angeli, al pari di un Re vittorioso che torna da una campagna militare con al seguito le sue legioni e di fronte a lui verranno radunati tutti i popoli.

Provate per un attimo ad immaginare quanto spazio serve per ospitare tutti i popolo della terra, convocati da ogni angolo della terra e della storia? Questa suggestione non è per scadere nel letteralismo biblico ma per sottolineare la grandiosità di questa immagine che ricorre spesso nel profetismo e nell’apocalittica, che Gioele (3,2) colloca nella famosa valle di Giosafat, ed è segno di  una speranza salvifica non affetta da piccineria ma su larga scala, una salvezza per tutta l’umanità di ogni tribù lingua popolo e nazione.

A questo punto il grandangolo del giudizio universale scende al macroscopico, dallo sterminato al bicchiere d’acqua potremmo dire, ed inizia da parte del Re, seduto sul suo trono, una meticolosa verifica individuale. Notiamo inoltre la continua oscillazione dei ruoli di questa figura che viene, definita prima “figlio dell’uomo”, poi assimilata ad un pastore che divide pecore e capre, quindi ad un Re e da ultimo, tramite l’espressione “Benedetti dal Padre mio”, riferibile a Gesù stesso.

Il giudizio, ed è questo l’aspetto che ci lascia sicuramente perplessi in questo testo, è netto e senza attenuanti: buoni e cattivi, tu si tu no, bianco e nero, paradiso o inferno, m’ama non m’ama . Alla destra, il posto del favore, del diritto, della giustizia (in inglese destra e giusto si equivalgono) vengono stabilite le pecore e a sinistra le capre (come mai alle capre si assimili il male non saprei dire … forse per il loro carattere più indomito?). Li chiama a se definendoli “benedetti dal Padre mio” … l’espressione è marcatamente Gesuana, e dice loro, ricevete l’eredità preparata per voi fin dalla creazione del mondo. Tale eredità che non viene meglio descritta non è però una mera ricompensa o un risarcimento, un indennizzo per una vita ben spesa, ma è qualcosa previsto fin dalla fondazione, è nell’equilibrio della creazione e della storia. Il motivo della ricompensa è piuttosto esclusivo, non una vita di preghiera, non una condotta irreprensibile circa l’uno o l’altro comandamento ma la carità fattivamente realizzata, gesti di soccorso a favore di affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati … elenco non onnicomprensivo  del soffrire umano ma sufficientemente rappresentativo, e con notevoli punti di contatto col Cristo della passione … (Gv 19,28 ho sete / Mt 25, 60 misero le mani su Gesù e lo arrestarono, Mt 27,31 dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono / Mt 8,20 il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo)

I salvati sono presi da stupore, non ritengono infatti di aver fatto quelle cose ma il re risponde loro, quando l’avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me. Colpisce il fatto che non ci sia alcuna similitudine (è come se l’aveste fatto a me) ma una identificazione, la fame, la sete, lo stato di bisogno è perfettamente condiviso da questa figura salvifica tanto da rivendicarlo come proprio. Il merito non deriva però dall’aver riconosciuto nel povero la presenza del Signore, essi non sanno di averlo fatto infatti, ma di aver avuto compassione per l’uomo. Interessante anche il modo in cui i bisognosi vengono sommariamente appellati ovvero “questi miei fratelli più piccoli”.

Con uguale criterio vengono giudicati i malvagi, anche qui la pena sembra essere incompleta … il male loro contestato non è infatti un peccato agito: non sono ladri, fraudolenti, violenti traditori … il peccato che viene  loro contestato è semplicemente la perfetta indifferenza rispetto all’uomo che soffre, e valendo ancora quella perfetta sovrapposizione tra il povero e il Signore potremmo azzardare che tale indifferenza pratica è anche indifferenza a Dio stesso che nel povero si identifica.

Il finale netto, e  senza possibili appelli lascia un poco interdetti, possibile dividere l’umanità in maniera così semplicistica, buoni e cattivi? La parabola procede in tale maniera proprio perché è esortazioni al bene e non trattato sul giudizio di Dio, volutamente dunque è sommaria e approssimativa, vuole come offrire l’orizzonte e l’azimut, coordinate di navigazione semplici e chiare, non allo scopo di localizzare i criteri minimi di “passabilità” di fronte a Dio, ma per intraprendere un itinerario umano, di umanizzazione e per l’uomo dalla cui parte il Signore si è messo con solidarietà infinita. Va inoltre detto che a leggere bene la divisione a cui l’umanità è soggetta non è duplice ma triplice, tra i buoni e i cattivi non dimentichiamo la categoria dei “fratelli piccoli di Gesù”, la categoria di coloro che hanno sofferto fame, sete e ingiustizia, la categoria degli ultimi; per essi non c’è giudizio, sono immediatamente assimilati al Signore … i giusti devono rispondere all’invito “Venite”, ma i piccoli sono già con Lui, ci sono sempre stati lungo la loro intera sofferenza. E’ facile concludere che nessuno di noi si può identificare con l’uno o l’altro gruppo in maniera esclusiva (eccezion fatta per alcuni forse), ma che in ciascuno di noi si muove talvolta il rischio del cinismo e dell’indifferenza; che in ciascuno di noi c’è capacità di compassione e di soccorso, e che ogni uomo conosce o conoscerà la condizione del bisogno; a noi la valutazione, il ponderare le mie indifferenze, la mia capacità di compassione, ma soprattutto scoprire che lì dove il bisognoso siamo noi, il Signore ci è accanto e conosce il nostro patire e, come dice un salmo con espressione delicatissima,

(Sal 56,9) I passi del mio vagare tu li hai contati / nel tuo otre raccogli le mie lacrime /  non sono forse scritte nel tuo libro?

 

Agenda Parrocchiale

dom 23 novembre 14

8:30-10-11:30-17:30 Sante Messe
11:30 ci sono le cresime

lun 24 novembre 14

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

mar 25 novembre 14

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

19:00 incontro catechisti

21:00 incontro giovani

mer 26 novembre 14

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

mer 26 novembre 14

8:30 Messa
17:30 Scuola della Parola

 

19:30 corso ebraico

gio 27 novembre 14

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

ven 28 novembre 14

8:30 Lodi- 17:30 Messa e adorazione

 

16:30 preparazione icona floreale domenicale

sab 29 novembre 14

8:30-10-11:30-17:30 Sante Messe

 

13:00 pranzo sociale Caritas

dom 30 novembre 14

8:30-10-11:30-17:30 Sante Messe
12:30 pranzo caritas

 

21:00 oratorio musicale, ascolto e preghiera, in occasione del primo anniversario di dedicazione della chiesa nuova

lun 1 dicembre 14

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa solenne della dedicazione della Chiesa Nuova e apposizione targa commemorativa