Ho ritenuto opportuno, come concesso dalla guida liturgica del Lazio, pur festeggiando la Dedicazione della Basilica Lateranense, mantenere le letture della Domenica, che formano con le due domeniche che seguono, un importante trittico.

Sap 6,12-16 – Salmo 62 – 1Ts 4,13-18 – Mt 25,1-13

…10 ragazze

 

Lo sposo tarda a venire! Questa affermazione posta al centro di questa parabola, la prima delle tre con cui nel Vangelo di Matteo chiude il discorso sulle cose ultime, il discorso escatologico, pone l’interrogativo e la questione propria di questo Vangelo. Il Signore risorto tornerà, ma fino ad allora la Chiesa come vive questa attesa, come giustifica la sua assenza? Gli autori del Nuovo Testamento avvertivano tale tema come urgente e lo stesso dovrebbe valere per noi: “dove è il Signore, che senso hanno per noi le sue promesse, cosa fare quando la nostra attesa della sua venuta, di un suo intervento, resta delusa?”.

Questa domanda attiene all’uomo di sempre, all’uomo che cerca Dio, scorrendo i Salmi troviamo sovente espressioni del tipo: “può Dio aver dimenticato la sua Pietà? … è forse cessato il suo amore … perché mi hai dimenticato … sono stanchi i miei occhi di guardare in alto …”. Allo stesso modo lo sviluppo del Nuovo Testamento conosce una riflessione circa il senso dell’attesa della sua Venuta che ha come ideale punto di inizio quanto Paolo dice nella lettera ai Tessalonicesi (4,15)  “…. noi che saremo ancora in vita alla venuta del Signore … “ e che attesta la convinzione di una parusia imminente,  e come punto di arrivo e maturazione quello che scrive Pietro (2Pt 3,9) “… il Signore non tarda … anche se alcuni parlano di lentezza … ma egli vuole che tutti abbiano il tempo di pentirsi”. La chiesa che cammina nella storia, paragonabile per certi versi alla notte che precede l’aurora, è allora rappresentata da queste dieci giovinette. Non mi dispiace sottolineare che il termine vergine nella scrittura evoca non tanto l’illibatezza quanto la freschezza e la bellezza di una giovinetta: dieci vergini sono, se mi è permesso, allora un bel vedere … la vita di fede ha un sua positività, usa sua bellezza, un desiderio che la permea e la alimenta. Alla bellezza e alla freschezza si oppone però la perseveranza. Questo corteo di ragazze che deve accogliere l’arrivo dello sposo è però diviso, alcune suppongono che l’attesa potrebbe essere più lunga del previsto e prendono con se una scorta di olio, le altre invece sono sprovvedute, stolte, avventate … agiscono senza consapevolezza circa il tempo e il futuro (Matteo usa lo stesso termine per l’uomo che ha costruito la sua casa sulla sabbia, senza supporre l’arrivo del maltempo). Il perfetto equilibrio numerico tra stolte e sagge non vuole fare una valutazione realistica ma piuttosto rappresentare il reale avvertimento che può facilmente accadere che la nostra capacità di attendere il Signore e la sua venuta non sia adeguatamente nutrita. Tutte dormono! Questa dettaglio mi fa riflettere … sembra che il loro addormentarsi sia in qualche maniera inopportuno, avrebbero dovuto vegliare, e l’invito alla vigilanza è tipico dei testi escaologici, eppure il loro sonno è comprensibile, non attendono in fondo l’irrompere del nemico ma l’inizio di una festa. Il grido che squarcia la metà della notte e che avvisa dell’imminenza dello sposo è suscettibile però di una diversa percezione per i due gruppi: per le prime è fonte di gioia, lo Sposo è alle porte, i festeggiamenti stanno per iniziare, per le altre invece determina ansia, le loro lampade si spengono, non hanno sufficiente olio. L’epilogo drammatico per le stolte, rimaste senza olio potrebbe erroneamente essere attribuito alla poca generosità delle prime, non disposte a condividere il loro olio con le altre,  ma quest’elemento serve per farci capire come questo olio, che è la sapienza del vivere l’attesa della sua venuta nel desiderio e nella vigilanza, non ce lo possono procurare altri, ciascuno deve fare la sua strada, il suo percorso e la sua fatica.

 

APPROFONDIMENTI

Il termine sapienza nella Bibbia esprime concetti diversi.

Nei libri sapienziali dell’antico testamento il termine sembra riferirsi a un tipo di sapienza pratica, relativa alla vita. Lo scopo del sapiente é trasmettere lezioni di esperienza così che si possa imparare ad affrontare la vita. 

La sapienza viene considerata anche come una caratteristica propria di Dio e viene identificata con la legge, la torah. Un tratto importante che caratterizza la sapienza biblica é individuabile nella personificazione della sapienza, creata da Dio e che regola l universo.

Nel nuovo testamento i vangeli sinottici ci presentano Gesù come maestro di sapienza, rabbi. La sua predicazione ha un tipico taglio sapienziale, come appare in particolare nelle sue parabole. Paolo, parlando della “follia della croce”, identifica Gesù crocifisso come la sapienza di Dio.

Agenda Parrocchiale

dom 9 novembre 14

8:30-10-11:30-17:30 Sante Messe

lun 10 novembre 14

8:30-10-11:30-17:30 Sante Messe

mar 11 novembre 14

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

mer 12 novembre 14

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

gio 13 novembre 14

8:30 Messa
17:30 Scuola della Parola

19:15 catechisti

19:30 prima lezione corso ebraico

21:00 incontro del Vescovo con ragazzi, padrini e genitori Cresime

21:00 Cenacolo dei giovani presso le suore del divino amore

ven 14 novembre 14

8:30 Lodi

17:30 S. Messa a seguire adorazione

21:00 Incontro Giovani

sab 15 novembre 14

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

16:00 preparazione santa messa
terzo anno comunione 

16:30 preparazione icona floreale domenicale

19:30 dopocresima

21:00 sala grande verifica visita pastorale e programmazione annuale formazione adulti

dom 16 novembre 14

8:30-10-11:30-17:30 Sante Messe

13:00 pranzo sociale Caritas

 

Incontro al Signore

Oggi ascoltiamo la parabola dello Sposo che tarda a venire e delle dieci vergini chiamate ad attenderlo. Gesù è lo Sposo messianico.“Poiché lo Sposo tardava, tutte si addormentarono”. È difficile restare vigilanti, il sonno accomuna tutte le vergini: e chi di noi può dire di non attraversare ore e giorni di dimenticanza della venuta del Signore.

Al grido: “Ecco lo Sposo! Andategli incontro!”, tutte le vergini si svegliano e preparano le lampade. Allora le stolte, vedendo che le loro lampade si spengono, cominciano a chiedere alle sagge dell’olio, ma si sentono opporre un rifiuto. Mancanza di carità? No, semplicemente quest’olio nessuno può pretenderlo dagli altri: è nostra responsabilità rinnovare le scorte di quest’olio, perché il nostro cuore bruci del desiderio dell’incontro con lo Sposo. È nel tenere vivo questo desiderio che si gioca il giudizio finale, cioè l’essere o meno riconosciuti dal Signore quando verrà alla fine dei tempi.

(Abstract dal sito del
Monastero di Bose – E. BIANCHI)

9 Novembre, festa della dedicazione della Basilica Lateranense

Quando l’imperatore romano Costantino si convertì alla religione cristiana, verso il 312, donò al papa Milziade il palazzo del Laterano, che egli aveva fatto costruire sul Celio. Verso il 320, vi aggiunse una chiesa, la chiesa del Laterano, la prima, per data e per dignità, di tutte le chiese d’Occidente. Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, col nome di basilica del Santo Salvatore, essa fu la prima chiesa in assoluto ad essere pubblicamente consacrata. Nel corso del XII secolo, per via del suo battistero, che è il più antico di Roma, fu dedicata a san Giovanni Battista; donde la sua corrente denominazione di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi ebbero la loro residenza nelle sue vicinanze e fra le sue mura si tennero duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi, dalle guerre e dall’abbandono, venne ricostruita sotto il pontificato di Benedetto XIII e venne di nuovo consacrata nel 1726. 

Durante l’era delle persecuzioni, che si estende ai primi tre secoli della storia della Chiesa, ogni manifestazione di fede si rivelava pericolosa e perciò i cristiani non potevano celebrare il loro Dio apertamente. Per tutti i cristiani reduci dalle “catacombe”, la basilica del Laterano fu il luogo dove potevano finalmente adorare e celebrare pubblicamente Cristo Salvatore. Quell’edificio di pietre, costruito per onorare il Salvatore del mondo, era il simbolo della vittoria, fino ad allora nascosta, della testimonianza dei numerosi martiri. Segno tangibile del tempio spirituale che è il cuore del cristiano, esorta a rendere gloria a colui che si è fatto carne e che, morto e risorto, vive nell’eternità.