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Parrocchia Santissimo Salvatore

Lv 13,1-2.45-46   Sal 31   1Cor 10,31-11,1   Mc 1,40-45

  • Un escalation di male qualcuno ha detto che l’inizio del vangelo di Marco sia paragonabile ad un grande esorcismo, Gesù con la sua presenza suscita la reazione del male e con la sua forza ed autorità lo allontana. Le prime guarigioni sembrano offrire una sequenza di genere e di intensità di come il male si possa manifestare: occulto e incistato in un apparentemente pio frequentatore di sinagoghe (1,23)  – Feriale eppure inabilitante nella febbre della suocera di Pietro (1,29) – e ora mortifero e distruttivo nella lebbra di questo malato (il vangelo odierno). Sai riconoscere il male nelle sue diverse forme, da quale, come diciamo nel Padre nostro, vogliamo liberarci e quali i mali a cui forse ci siamo affezionati e che vorremmo tenerci?
  • un lebbroso, da Gesù che chiede, che si inginocchia, che dice: lebbra, non il comune morbo di Hensen, ma qualsiasi malattia che intaccasse l’integrità della pelle tanto da rassomigliare ad un principio di decomposizione. Un corpo che si decompone anzitempo fa del lebbroso uno zombie, un morto ambulante, un portatore di corruzione, la legge non può aiutare ma solo intimare l’altolà, decretare lo status di escluso e reietto, dannato anzitempo che non si deve avvicinare ai vivi e che deve gridare impuro, impuro, impuro!!! Quest’uomo ha coraggio … poiché la legge gli intima di stare fuori egli diviene un fuorilegge, Gesù è una possibile risposta così, contravvenendo alla legge egli scavalca il buon senso e la giusta distanza e si avvicina a Gesù e con tre verbi, che posti nella stessa forma di un participio presente indicano tutta la sua insistenza, un uomo che implora, che si inginocchia e che dice … ho l’ardire e il coraggio, una volta compreso il mio male e i miei bisogni, di fare di tutto, con insistenza per essere liberato, o subisco l’oscuro fascino della depressione, dell’apatia che mi sussurra di non provarci nemmeno, di lasciar perdere che tanto non c’è nulla da fare?
  • Se vuoi puoi guarirmi: il prototipo di una preghiera ben fatta. Esistono nel Vangelo preghiere assolutamente meschine e individualiste, sono messe paradossalmente sulla bocca dei discepoli : “noi vogliamo che ti ci faccia ciò che ti chiederemo” … vili, ma sempre meglio di chi non osa chiedere perché non spera e non crede. Poi vi sono preghiere fragili, umane e bellissime : “io credo, ma tu aiutami nella mia incredulità”. Poi vi sono preghiere perfette, fin troppo perfette, dove l’umano si è già totalmente donato: “sia fatta la tua volontà – fate quello che egli vi dirà”. Poi vi sono preghiere perfettamente umane e consone tipo questa del lebbroso dove una professione di fede coincide con la dichiarazione di un bisogno. Quest’uomo non chiede, dice cosa crede, non pretende il miracolo, vuole solo dire che colui che gli sta di fronte è la risposta ai suoi bisogni. A che punto è la mia preghiera? Su quale standard si stabilizza?
  • Si commuove … e lo tocca: se cercate statisticamente nel Vangelo quali sentimenti principalmente manifesta l’umanità di Gesù, ne troverete due che prevalgono di gran lunga su tutti gli altri, l’indignazione per l’ipocrisia e la poca fede, e la compassione per l’uomo. Bellissima parola la compassione, indica la capacità di farsi così prossimo ad una persona da sentire quello che lui sente, non offre una risposta, ma crea un legame … ecco perché Gesù non può fare a meno di toccare il malato, insomma è capacissimo, lo sappiamo, di guarire con la sola parola, basta l’autorità della sua voce, un suo comando, ma quest’uomo non è lacerato solo nella pelle ma anche nei legami … è solo … e dunque Gesù, infrangendo anche Lui la legge, stende una mano e lo tocca … impura tenerezza di un contatto che non teme il contagio, ma infrange le barriere della solitudine, la campana di vetro che affligge più di un ulcera o di una menomazione. Provo resistenze ad avvicinarmi al male degli altri … non è una domanda è un affermazione … la domanda è, so vincere queste resistenze, so stendere la mano e liberare l’altro dalla solitudine che certi “mali”creano?
  • E subito la lebbra lo lasciò: sembra una magia … non riesco ad immaginarmi il lebbroso la cui pelle torna improvvisamente candida, preferisco immaginare un volto segnato da solchi profondi di una prolungata solitudine e sofferenza che per la prima volta dopo tanto tempo torna a sorridere, non è più solo, qualcuno è con lui, la lebbra dell’isolamento è stata infrante da quella mano forte che si è protesa e lo ha raggiunto. Ma non è una magia, il male ha un suo bilancio, non si può dissolvere, se ora non c’è più da qualche parte è andato … semplicemente pensa a chi ti è intorno, che magari vorresti evitare perché monotono, petulante, lamentoso, importuno …
  • Lo rimprovera e lo caccia: Gesù non è un tipo facile e prevedibile, verso i lebbrosi tutti provano disgusto e lui invece si commuove e lo tocca, verso uno appena guarito e pieno di gioia proveremmo trasporto e desiderio di condividere quell’esultanza, Lui invece si rabbuia e lo caccia … non dire niente a nessuno, bada bene … come se quella grazia appena dispensata fosse illegale, come un pusher che ha allungato una bustina sottobanco e ora dice al tossico di sparire … si, quella grazia era illegale e ora qualcuno deve pagare … infatti il lebbroso non ne tacere la sua gioia e si fa “evangelizzatore”, annuncia la Parola, dice il testo … e Gesù diviene così famoso che non può più entrare nei villaggi, fatto che da un lato ci pare positivo perché dice un enorme consenso nei suoi confronti e che pure contiene una sinistra allusione perché Gesù ha fatto la fine del lebbroso, non può entrare nelle città e nei villaggi … ha condiviso la sorte del lebbroso e si è fatto carico del suo male. E ora tutti vengono a Lui e gli portano i propri mali, se a causa di un lebbroso Gesù infine viene trattato come un lebbroso, ora che tutti accorrono a lui possiamo fin d’ora pensare che il conto da pagare infine sarà salato. Il male dunque ha una sua economia … bisogna farsene carico … eppure abbiamo un credito enorme da poter riscuotere presso di Lui. Ci pensi mai? ne hai fatto mai esperienza?

Parrocchia SS Salvatore
14 MARZO – VISITA A SUBIACO

adesioni entro il 4 marzo

Programma della giornata :
partenza dalla parrocchia con pullman ore 7:00

arrivo a Subiaco per le ore 9:00 circa
ore 10:00 visita guidata al sacro Speco
pranzo al sacco presso una sala del monastero
15:30 visita guidata del Monastero di Santa Scolastica
partenza per Bracciano ore 17:30
rientro per le 19:30 Parrocchia SS Salvatore
quota adulti 18 € quota minori 15 €

Puoi chiedere alle catechiste oppure
3396047182  – dongigiromano@tin.it

 

IL POTERE DELL’ EMPATIA 

Che cos’è l’empatia e perché è così differente dal compatimento.  L’empatia fa percepire i legami, il compatimento guida le disconnessioni. 

L’empatia è molto interessante: Teresa Wiseman è una ricercatrice infermieristica, che ha studiato professioni molto diverse, per le quali l’empatia era rilevante. E ha individuato quattro qualità essenziali dell’empatia:

1 Prospettiva: l’abilità di mettersi nei panni dell’altra persona o riconoscere che quel punto di vista rappresenta la loro verità

2 Astenersi dal giudicare: non facile, dal momento che piace alla maggior parte di noi

3 Riconoscere le emozioni nelle altre persone e

4 Comunicarglielo

Empatia è essere in contatto con le altre persone. 

Io penso all’empatia come a una specie di spazio sacro, che si crea quando qualcuno è sul fondo di un buco profondo, grida e dice: <<sono bloccato, è buio, sono sopraffatto>>E noi lo guardiamo e diciamo (scendendo nel buco): <<Hey. So cosa succede quaggiù… e non sei solo…>>.

Il compatimento invece è: <<Uuuhhhh! brutta storia è? Ehm… Vuoi un panino?>>.

L’empatia è una scelta ed è una scelta vulnerabile, perché per entrare in contatto con te devo entrare in contatto con qualcosa dentro di me che conosce questi sentimenti. Raramente, o mai, una risposta empatica comincia con “almeno…”. Già, e lo facciamo sempre, sapete perché? Perché qualcuno ha condiviso con noi qualcosa di estremamente doloroso e noi cerchiamo di mostrargli il lato positivo della cosa, di “imbellirla”. Cerchiamo di farla vedere sotto una buona luce, quindi… <<Ho avuto un aborto spontaneo>>. <<Almeno sai che puoi rimanere incinta>>. <<Penso che il mio matrimonio stia andando in frantumi>>. <<Almeno sei sposata>>. <<John verrà espulso dalla scuola>>. <<Almeno Sara è una studentessa modello>>. Una cosa che facciamo a volte, difronte a conversazioni molto difficili, è cercare di migliorare le cose. Se condivido con te qualcosa di molto duro, preferirei tu dicessi: <<Non so nemmeno cosa dire in questo momento, ma sono felice che tu me ne abbia parlato>>.

Perché la verità è che raramente una risposta può migliorare le cose. Quello che migliora le cose è il legame.

 

Agenda Parrocchiale

dom 15 febbraio 15

8:30-10-11:30-17:30 
Sante Messe

lun 16 febbraio 15

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

mar 17 febbraio 15

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa21:00 incontro Giovani

mer 18 febbraio 15

mercoledì delle ceneri8:30 Lodi
17:30 S. Messa (ceneri)

18:30 catechisti

21:00 liturgia della parola
     con imposizione delle ceneri

gio 19 febbraio 15

8:30 Messa 17:30 Scuola della Parola

19:30 cresima adulti

21:00 CENACOLO DEI GIOVANI

ven 20 febbraio 15

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa

sab 21 febbraio 15

8:30 Lodi – 17:30 S. Messa11:00 incontro genitori

dom 22 febbraio 15

8:30-10-11:30-17:30
       Sante Messe
12:30 pranzo caritas

Prossimo incontro caritas lun 9 marzo
ore 18:30

19 FEBBRAIO ore 21:00
PRESSO LE MISSIONARIE DELLA CONSOLATA