Il deserto mi riesce profondamente dolce; è bello e salutare porsi nella solitudine di fronte alle cose eterne; ci si sente invasi dalla verità.

Se una parte di me è nel cielo purissimo che sovrasta le nubi, se io resto in una terra sempre illuminata dal sole e al di sopra delle nubi, però con l’altra parte io amo, io devo amare, ho l’imperioso dovere di amare appassionatamente gli uomini.

Quando abbiamo da sopportare una grave prova, da affrontare un pericolo od una sofferenza, passiamo nella preghiera solitaria gli ultimi momenti, l’ultima ora che ce ne separa. Amiamo e pratichiamo ogni giorno la preghiera solitaria e segreta, quella preghiera che solo il Padre celeste vede, in cui siamo assolutamente soli con lui e nessuno sa che preghiamo, colloquio a due, segreto delizioso, in cui apriamo il nostro cuore in libertà, lontano da ogni sguardo ai piedi del Padre.

 

Silenziosamente, nascostamente come Gesù a Nazareth, oscuramente, come lui, «passare sconosciuto sulla terra, come un viaggiatore nella notte», poveramente, laboriosamente, umilmente, dolcemente, facendo il bene come lui, disarmato e muto dinanzi all’ingiustizia come lui; lasciandomi, come l’agnello divino, tosare ed immolare senza far resistenza né parlare; imitando in tutto Gesù a Nazareth e Gesù sulla Croce, conformiamo sempre alla condotta di Gesù a Nazareth e di Gesù sulla Croce, imitare Gesù nella sua vita a Nazareth e, giunta l’ora, imitarlo nella sua Via Crucis e nella sua morte.

 

Rendersi estranei ai modi di pensare, di parlare, di agire delle persone del mondo; non occuparsi di quel che pensano, dicono, fanno; fare ciò che è più perfetto, imitare Gesù, non cercare di essere eccentrico, originale – Gesù non lo era – ma nemmeno aver paura di sembrarlo, se le persone del mondo giudicano tale quel che facciamo perché è il più perfetto, perché Gesù l’avrebbe fatto… Se il mondo ci giudica male e ci trova pazzi, tanto meglio, saremo più simili a Gesù!

Assomigliare a te, condividere le tue opere, è questa la gioia più grande per il cuore che ti ama. Assomigliare, imitare è un bisogno violento dell’amore; è uno dei gradi di quell’unione cui mira di natura sua l’amore. La somiglianza è la misura dell’amore.

Leggiamo sempre il Vangelo amorosamente, come se fossimo seduti ai piedi dell’Amato, ascoltando mentre ci parla di se stesso. Dobbiamo cercare di capirla, questa Parola amata: colui che ama non s’accontenta d’ascoltare le parole dell’essere amato come una gradevole melodia, ma cerca di afferrare, di capire le minime sfumature; lo desidera tanto più quanto più ama, perché tutto ciò che viene dall’essere amato ha tanto valore, soprattutto le sue parole che sono come qualche cosa della sua anima. Quale dolcezza ineffabile in questo colloquio del nostro Dio! Quale incomparabile grazia, dal canto suo, di aprirsi, di mostrarsi così a noi, di darci di sé quanto mai avremmo potuto intuire, e rivelandocene con le sue stesse labbra tanti particolari! Quale bontà si riserva abbondante su di noi! Come, o Dio, ci troviamo sommersi nelle onde del tuo amore! Ogni parola della sacra Scrittura è una grazia delicatissima e amorosissima del nostro Beneamato che ci parla e ci parla di sé. Ascoltiamo, leggiamo, accogliamo amorosamente ogni parola del nostro Beneamato. Nel fondo dei nostri cuori facciamo ad ogni parola dei Libri santi l’accoglienza amorosa della sposa che sente la voce dello sposo: «La mia anima s’è disciolta dentro di me, quand’egli ha parlato..». …Amorosamente, seduti ai piedi di Dio..

Vedermi alla sera di questa vita così miserabile, dopo aver prodotto così pochi frutti, come il chicco di grano che non muore. È la solitudine che cresce. Ci si sente sempre più soli al mondo. Gli uni sono partiti per la loro patria, gli altri vivono la loro vita sempre più lontano dalla nostra. Ci si sente come l’oliva rimasta sola attaccata al ramo, dimenticata dopo la raccolta.

(I brani riportati sono alcuni dei 100 Pensieri tratti da un’antologia degli scritti di Charles De Foucauld pubblicata nel numero 70/’98 della rivista Jesus Caritas. )