giornalino dei bambini del terzo anno – gruppo della catechista
Rita Cardosi

Cari genitori,
quali sorprese vi porterà questo nuovo
numero? Siete pronti per scoprirle con
noi? Vedrete, vedrete. Tante novità che
non potranno che suscitare il vostro
interesse. Allora, buona lettura.
P.S. Sono graditi i vostri complimenti.

Sommario
Cari genitori
Le nostre attività
Intervista a …
Eventi imminenti
Ridete con noi
Notizie utili

Responsabili per i testi: Giorgio, Giulia, Naveen, Sabrina, Simona
Responsabili per le immagini: Aurora, Alice D., Kathleen, Martina
Responsabili per le barzellette: Alice F., Arianna, Camilla, Rebecca
Le nostre attività

Il servizio al pranzo di solidarietà
Il 26 gennaio alcuni di noi hanno partecipato al pranzo di solidarietà a favore delle persone più disagiate della nostra parrocchia, offrendo il proprio servizio per la mensa.
Hanno partecipato: Alice Ferrante, Aurora, Camilla, Kathleen, Naveen e Rebecca.
Simona non ha potuto più essere presente perché stava male e Giorgio si è sentito male proprio mentre ci preparavamo, perciò è stato costretto a tornare a casa con lo stomaco sottosopra.
Indossato un bel grembiulino abbiamo aspettato che le persone arrivassero. Ci sono stati assegnati due tavoli da servire.
Siamo stati molto bravi e abbiamo ricevuto tanti complimenti dagli ospiti che abbiamo servito.
Questo servizio ci ha dato molta soddisfazione, perché ci siamo sentiti utili e abbiamo potuto dimostrare le nostre capacità.
Genitori, non tremate! Ora sapete di poter contare su di noi per il servizio in casa.

La merenda Pronti per il servizio

Uno dei centri tavola fatti da noi

Intervista a …Teresa Triglia, mamma di Alice Ferrante
Rita: Questa sera abbiamo con noi la mamma di Alice Ferrante che si chiama?…
Risposta: “Teresa”
Rita: L’abbiamo scelta fra tutti gli altri genitori perché fa un lavoro molto particolare. Brevemente: il tipo di lavoro che fai, perché poi loro ti faranno tutte le domande.
Teresa: Io sono educatrice ludica in una delle ludoteche dell’ospedale pediatrico “Bambino Gesù”. Attualmente nella sede di Palidoro. Sono stata 10 anni nella sede di Roma.
Naveen: Perché hai scelto proprio questo lavoro?
Teresa: Il lavoro in particolare nella ludoteca dell’ospedale, devo dire la verità, è capitato. Io ho scelto di fare l’educatrice e di lavorare nel sociale, vale a dire lavorare con le persone che avevano bisogno, in qualche modo. In particolare mi sono sempre indirizzata verso i bambini; quindi prima di lavorare in ospedale ho lavorato in una cooperativa sociale, in una casa famiglia, dove c’erano bambini che erano stati allontanati dalle loro famiglie perché famiglie inadeguate, violente … Quindi ho proprio scelto di lavorare con i bambini che avevano bisogno di un sostegno e ho studiato per fare questo lavoro. Poi il caso ha voluto che io arrivassi in ospedale e che qui trovassi questo lavoro all’interno dell’ospedale “Bambino Gesù”. E’ un lavoro che mi è piaciuto subito tantissimo. E quindi poi mi sono indirizzata solo su questo tipo di lavoro, sul lavoro di ludoteca all’interno dell’ospedale.
Arianna: Cosa provi quando aiuti un bambino a migliorare col tuo lavoro?
Teresa: Il mio lavoro è finalizzato proprio a questo: migliorare la condizione del bambino, ma della famiglia in generale,affinchè il bambino stia meglio all’interno dell’ospedale, ma anche affinché la famiglia stia meglio all’interno dell’ospedale; perché io lavoro anche per le mamme, con i papà spesso. Li coinvolgo nell’organizzazione di feste e altro. La soddisfazione è tanta. Spesso i bambini dicono che non vorrebbero tornare a casa, per esempio, perché stanno talmente bene in ospedale a giocare tutti i giorni in ludoteca, che l’obiettivo è stato raggiunto: il bambino, al di là della malattia, è stato bene e questo è importante. E io sono contenta. Vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro.
Alice D.: Il tuo lavoro è facile o difficile?
Teresa: E’ facile, perché io sono molto motivata e quando una persona è motivata tutto è più semplice. Ci metto tanto amore, tanta passione; però ho affrontato anche dei momenti difficili, perché ho a che fare con bambini molto malati. A volte, purtroppo, è capitato che questi bambini si aggravassero molto. Purtroppo ho avuto a che fare anche con la morte di alcuni bambini. In questi momenti è stato molto difficile. Però alla fine la motivazione ti fa superare tutto. Sai che è importante che ti ritiri su e che continui a fare quello che devi fare senza fermarsi e senza buttarti giù troppo.
Aurora: A quanti anni hai cominciato a fare questo lavoro?
Teresa: Lavoro in ospedale da 14 anni, però il lavoro di educatrice, nel sociale, è iniziato prima.
Simona: Com’è lavorare con i bambini?
Teresa: E’ bello. E’ bello. Voi bambini siete stupendi. Siete spontanei, quindi è bello. E poi anche in ospedale il bambino porta sempre gioia; anche quando c’è la malattia il bambino riesce a provare gioia, ad essere contento anche in ospedale. Quindi è bello lavorare con i bambini. Mi piace.
Simona: Cosa provi lavorando a contatto coi bambini malati?
Rita: Era una domanda che avrei voluto farti io da mamma a mamma. La mamma di tre bambine che, grazie a Dio, godono ottima salute, a contatto tutti i giorni con bambini malati, che cosa prova?
Teresa: Ovviamente ci sono situazioni per cui provo immenso dispiacere, perché so che ci sono situazioni che non si potranno risolvere e quindi per me è molto doloroso. Però, comunque vada, nel mio lavoro è importante non mostrare questo mio dispiacere. Perché il mio lavoro è proprio portare gioia in questo contesto. Quindi non posso stare lì a piangermi addosso. Io devo rallegrare la situazione e quindi devo essere un sostegno. Devo essere forte. Certo provo dispiacere, perché vedo dei bambini malati e il dolore per me è tanto quando mi vengono raccontate tante situazioni; quando vedo bambini che si aggravano, ecc. Però l’importante è non mostrare che tu stai provando questo dolore. Devi essere empatico, questo sì, ma devi essere anche forte. Bambini e famiglie ti devono percepire forte. Devono sapere che tu puoi essere per loro un sostegno. La mamma di un bambino malato deve vederti come un sostegno. E’ lei che piange e tu l’accogli. Tu devi trasmetterle la tua forza, il coraggio di andare avanti e di affrontare tutto. La stessa cosa vale per i bambini.
Kathleen: Pensavi di lavorare in ospedale quando eri piccola?
Teresa: Io fin da piccola sapevo che mi sarebbe piaciuto lavorare con chi era in difficoltà, questo sì. Già quando facevo le elementari, se c’era un bambino disagiato, ero quella che faceva amicizia con lui. Mi dispiaceva se gli altri lo emarginavano. Sono sempre stata molto sensibile. Magari facevo amicizia con la bambina che stava in istituto, perché mi dispiaceva che non avesse i genitori. Sono sempre stata molto sensibile a certe tematiche. Poi la vita mi ha portato a fare questa scelta. Però già da piccola questa inclinazione c’era. Per fare il mio lavoro bisogna avere una certa sensibilità, una capacità empatica; entrare nei panni dell’altro e capirne la sofferenza e penso che questa dote che ho sempre avuto mi ha portato a questo lavoro.
Kathleen: Quale titolo di studio è necessario per fare questo lavoro?
Teresa: Io sono educatrice professionale. E’ una laurea che fa parte di Scienze dell’educazione. Occorre prendere questa laurea.
Kathleen: Come è composta la tua famiglia?
Teresa: La mia famiglia è composta da un marito, tre splendide figlie, una mamma e un papà, due suoceri, tanti nipoti. E’ una famiglia numerosa. Malgrado le tante malattie che ho visto negli anni di lavoro non ho mai avuto paura di fare figli. Non ho mai fatto esami troppo invasivi per verificare se le bambine potessero avere o no degli handicap, perché ho sempre pensato che qualsiasi fosse stata la situazione l’avrei accettata comunque. Per fortuna il Signore mi ha mandato tre bambine sane. Però ho spesso timore, perché quando ti confronti ogni giorno con la malattia, hai tre figlie … quindi pensi “Potrebbe succedere alle mie figlie”. Però io prego sempre che vada tutto bene. Non mi lascio travolgere da questa cosa. Sono sempre tanto ottimista.
Rebecca: Pensi di smettere di fare questo lavoro?
Teresa: No. Penso di continuare. Ho avuto i miei momenti critici, nel senso che ovviamente, ripeto, essendo un lavoro abbastanza pesante … Devi sempre dare. E’ un lavoro in cui i tuoi problemi non li puoi manifestare, in cui, però, ti accolli i problemi di tutti gli altri. Ci sono momenti in cui sei stanco. Ho avuto anch’io i miei momenti di stanchezza, in cui sentivo che non avevo energie da poter dare agli altri, perciò stavo male. Però poi queste fasi si superano e proprio perché sei molto motivato tornano quella carica, quella forza, che ti permettono di dare, di dare, di dare, però, mantenendo anche i tuoi spazi. Quando si fa un lavoro di questo tipo bisogna scindere quello che è il lavoro da quella che è la tua vita privata di famiglia. Non ti puoi portare tutti i problemi a casa, altrimenti non riesci più ad avere una vita tua serena. Però con gli anni ho imparato anche a fare questo. Nel nostro lavoro, come pure in quello dei medici, o comunque delle persone che si occupano dei sofferenti, bisogna imparare a creare una separazione tra la propria vita e il proprio lavoro. Questa è una cosa importante.
Sabrina: Possiamo venire anche noi nella ludoteca?
Teresa: Sì, mi farebbe piacere. Se volete venire possiamo organizzare un giorno, quando è possibile; un pomeriggio. Volentieri. Vi possiamo ospitare con gioia. Spesso vengono scolaresche, associazioni – anche di bambini – scouts. Fanno spettacoli. Sì, sì, potete venire benissimo. Magari facciamo un laboratorio tutti insieme: i bambini dell’ospedale e voi. Si può fare.
Giorgio: Quali attività svolgete coi bambini in ospedale?
Teresa: Io svolgo diverse attività. Ho organizzato la stanza della ludoteca con molti giochi. I bambini possono anche effettuare gioco libero, soprattutto i bambini piccoli lo gradiscono. Poi organizzo le attività di laboratorio creative, che possono essere la pittura; la pittura su stoffa, la pittura su vetro. Oggi abbiamo costruito dei burattini. Dobbiamo fare uno spettacolo coi burattini. Bambini, mamme, papà, tutti hanno contribuito e abbiamo creato dei burattini. Poi magari, se volete, vi faccio vedere qualche immagine di ciò che abbiamo fatto oggi. La cosa importante che volevo aggiungere è questa: spesso io creo dei progetti a lungo termine. Oggi abbiamo fatto i burattini, quindi faremo lo spettacolo coi burattini; perché attualmente io lavoro in un reparto di lungodegenza. Io lavoro in reparti di neuro riabilitazione, dove i bambini che hanno avuto incidenti o traumi cranici hanno grossi danni fisici e a volte anche cerebrali e devono fare una lunga riabilitazione; quindi i ricoveri sono lunghi, anche di mesi, a volte anche anni. Ci sono stati bambini ricoverati anche due anni. Per questo io cerco di coinvolgere mamme e bambini in progetti che siano a lungo termine. Fare delle cose insieme con un obiettivo, come organizzazione una festa tutti insieme; organizzare lo spettacolo dei burattini tutti insieme …
Giorgio: C’è un bambino o più bambini che ti sono rimasti impressi nel cuore?
Teresa: Eh, sì. C’è un bambino che purtroppo non c’è più, che mi è rimasto nel cuore perché l’ho seguito fino all’ultimo giorno. Un bambino oncologico di 9 anni. Lo conoscevo da quando aveva 3 anni, quindi l’ho sempre seguito in oncologia, in terapia intensiva, in rianimazione. Sono sempre andata e lui mi aspettava. Si era creato un bel rapporto. Stava male e il Signore se l’è preso ed è giusto così, perché soffriva troppo e a volte diventa una sorta di accanimento terapeutico. Quando un bambino deve diventare “un angioletto” è bene lasciarlo andare. E’ successo quando io stavo lì. Questo bambino, ma anche una ragazza con la quale abbiamo passato tanti anni insieme. Aveva 13 anni, Era cardiopatica grave. Purtroppo dopo un trapianto sperimentale con un cuore meccanico, che non è andato bene, se ne è andata. Mi è rimasta nel cuore lei, ma anche la mamma, perché in quel caso è stato fatto un grande lavoro sulla mamma, che se si è salvata dalla depressione è stato anche grazie al supporto di noi operatori ludici, che l’abbiamo sempre coinvolta in tante cose. Lei ci aiutava. Veniva, lavorava quasi con noi; quindi in questo lungo percorso di ospedalizzazione di tanti anni questa mamma aveva trovato un canale per salvarsi da questa grossa sofferenza che provava. Potrei elencare ancora tanti bambini. C’è stato un altro bambino che per fortuna adesso sta bene. Aveva una malattia molto invasiva, particolare. L’ho seguito tantissimo ed è stato molto positivo per lui il fatto che io andassi in camera nel suo reparto e facessi attività con lui, giocassi con lui; perché aveva una malattia dermatologica molto pesante e rischiava di entrare in depressione. Fu proprio la psicologa dell’ospedale a chiedermi di seguirlo. Dopo mesi e mesi è guarito. C’è anche un’altra ragazza, con la quale ancora ci sentiamo. Le manco tantissimo, perché mi vedeva alla ludoteca di Roma. Ora ha 16 anni. Ha la fibrosi cistica, una malattia che ti porti per tutta la vita. Ci sentiamo, ci mandiamo le mail; ci scriviamo; quando è Natale mi porta i regali. E’ un rapporto che sta durando nel tempo. Ripeto, potrei elencare tanti altri casi, a centinaia. Si creano bellissimi rapporti.
Giulia: Com’è organizzata la tua giornata?
Teresa: Da un anno a questa parte io sono anche coordinatrice di questo spazio ludico, quindi devo occuparmi anche di pratiche burocratiche: chi vuole venire a fare spettacoli; i permessi; tutta l’organizzazione di volontariato che ruota attorno a questa ludoteca, perché non ci lavoro solo io: ci sono anche tante associazioni di volontariato che collaborano. Io arrivo alle 9; tiro fuori i giochi e preparo la sala affinché i bambini possano arrivare. Poi organizzo le attività di laboratorio in base anche alle esigenze o ai desideri di chi viene quella mattina. Vado a chiamare le mamme e i bambini nei reparti. Dico quello che faremo. Se c’è qualcuno che non può uscire dalla camera mi faccio aiutare da qualche volontaria e vado nella camera a fare attività col bambino, ma anche con la mamma. Trattandosi di lungodegenza anche le mamme hanno bisogno di tenersi impegnate, altrimenti cadrebbero in depressione. Già c’è la malattia, poi la situazione ospedaliera. Allora do loro degli incarichi. Facciamo i fiori di carta per San Valentino e poi li distribuiamo. Oppure facciamo dei dipinti e li appendiamo per abbellire i reparti. Insomma, cerco di promuovere anche nelle camere attività che possano motivare e tenere impegnati anche i genitori. Poi conduco i laboratori all’interno della ludoteca. Coi bambini disabili cerco di lavorare proprio direttamente aiutandoli anche nelle minime cose, perché trattandosi di bambini disabili, alcuni non riescono a tenere in mano un pennello o la matita. Vanno proprio sostenuti. Però poi vedi la gioia. Comunque vada loro sentono che hanno fatto qualcosa, anche se tu li hai molto aiutati, perché io ho a che fare anche con bambini completamente paralizzati. Però poi la gioia, il sorriso che vedi, perché hanno partecipato comunque, anche se passivamente – perché loro sentono che hanno partecipato – questo è molto bello.
La mia giornata è questa, relazionarmi con gli altri. Se c’è una mamma che ha voglia di parlare; una mamma che ha voglia di piangere, io sono lì per loro, per dare un sostegno, per dare un conforto, per cercare di farle stare bene. Questa è la mia giornata lavorativa.
Se mi chiamano in qualche reparto vado. Spesso vado in rianimazione, se c’è qualche bambino che va seguito. In rianimazione i genitori non possono entrare. Magari vado io e faccio attività, li coinvolgo, facciamo dei giochi: la tombola, il mercante in fiera, un torneo di puzzle,
Rita: Alice? Nessuna domanda? Allora te la faccio io una domanda. Che cosa pensi di questa mamma che fa questo lavoro così particolare?
Alice F.: Penso che è molto bello, perché è un lavoro con cui può aiutare altre persone. A volte porta anche me in ludoteca. Allora l’aiuto coi bambini disabili.
Rita: Sei contenta, allora … E il marito che dice?
Teresa: Mio marito ha il terrore degli ospedali, quindi a lui meno racconto più è contento. E’ terrorizzato, anche quando ero incinta era terrorizzato. Una volta stavamo facendo il corso per fare l’anestesia per il parto indolore ed è quasi svenuto. Gli ospedali non fanno per lui. Però a volte viene, quando ci sono le feste organizzate dall’ospedale e io collaboro in qualche modo. Organizzo dei cori. Qualche bambina del catechismo è venuta. Ho organizzato un coro con bambini ricoverati, con le mamme e lui trova incredibile che una mamma con un bambino malato riesca a cantare in un coro. Però il bello e la forza di queste donne è proprio questo: riuscire nella malattia e nel dolore ad avere una vita e a continuare a vivere. L’obiettivo che ci poniamo noi è proprio questo: riuscire a far sì che queste famiglie trovino comunque un canale e una motivazione per andare avanti, continuare a vivere e magari divertirsi, nonostante la malattia.
Rita: Altre domande? Chi aveva fatto un elenco di domande vuole farne altre? Basta così? Vi ritenete soddisfatti? E’ stata bella, vero? Grazie, Teresa. Spero proprio di poter organizzare un pomeriggio in ludoteca coi bambini, così potranno veder esaudito il loro desiderio. Un’ultima domanda. Hai parlato di pratiche burocratiche e di permessi. Allora per poter venire serve un permesso anche per noi?
Teresa: Sì, serve il permesso della direzione sanitaria dell’ospedale. Vi porterò il modulo. Voi lo compilate e io lo presenterò personalmente. Arrivederci in ludoteca. Vi aspetto.

Teresa nella ludoteca

Eventi imminenti:

16 marzo ore 18:30: Santo Rosario per le famiglie
21 marzo ore 19:00: Incontro dei genitori e dei catechisti della prima comunione col parroco. Chi non potesse partecipare alle 19 può unirsi al gruppo che farà la catechesi alle ore 21:00.
23 marzo: Pranzo comunitario
30 marzo ore 18:30: Santo Rosario per le famiglie

Ridete con noi
“Cosa fa una bussola nel pollaio? Indica il pollo nord e il pollo sud …”
Un signore va in una fattoria. Quando arriva vede un maiale con una gamba di legno e, incuriosito, chiede al fattore: “Perché quel maiale ha una gamba di legno?”. Il fattore risponde: “Perché ci siamo affezionati a lui a tal punto che lo mangiamo piano piano”.
Cosa fa un maialino innamorato? Prosciutto cotto …

Notizie utili
Chi volesse acquistare la Bibbia può prenotarla all’ufficio parrocchiale. In tal modo potrà usufruire di uno sconto.
Per le appassionate dell’ago e delle forbici si tengono in parrocchia due corsi di cucito, con due diverse insegnanti, nei giorni di mercoledì e venerdì mattina.
Per le numerose altre attività svolte in parrocchia vi rimandiamo alla grande bacheca all’ingresso della chiesa, dove potrete trovare tutte le informazioni utili per ciò che possa essere di vostro interesse.
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