capitolo secondo IL TEMPIO

 

 

Nascita e sviluppo di un progetto
Autore: arch. Giuseppe Curatolo

Il quartiere (figura 40)

La nuova chiesa è sorta in un quartiere anni ’80 disegnato all’origine senza una piazza e senza veri spazi di relazione, una strada molto larga con palazzi ai lati, destinata ad essere principalmente luogo di transito.  La chiesa, il sagrato, le opere parrocchiali dovevano in parte compensare questa poca umanità, essere e mostrarsi accoglienti, aperti. Il quartiere richiedeva un segno di continuità ed un segno di diversità.

Continuità, per non sentirsi estranei o solo visitatori e diversità, perché il luogo della celebrazione fosse segno di gioia, di movimento, di protezione, di esperienza nuova e di novità cristiana. Le opere parrocchiali dovevano essere il segno di continuità mentre l’aula dell’assemblea doveva essere il segno di diversità e novità.

La Parrocchia

In base agli studi preliminari posti a base del progetto, la Parrocchia ha una potenzialità di 10.700 abitanti su un territorio di 730 ettari.

Alle radici del Progetto – uguale/diverso – curve e movimento (figure 41 e 42)

Il quartiere aveva quindi bisogno di una presenza dissonante, fatta di curve e movimento, segno della Chiesa del nostro tempo, coniugata con una presenza più simile alle case delle persone, fatta di linee diritte e “razionali”. In particolare  alle linee curve, come spiegato più avanti, è stato attribuito il compito di farsi luogo dell’esperienza del nostro pellegrinaggio terreno. In quanto appartenenti a forme geometriche che portano in sé la nozione di infinito, le linee curve suggeriscono l’esperienza dell’oltre, ci fanno camminare con il pensiero e con la percezione oltre i muri ed i limiti dell’edificato.

La pianta del complesso parrocchiale è strutturata sull’interazione di due archi che ruotano uno contro l’ altro e “rompono” la ragionevolezza delle linee rette; al centro delle curve in movimento sta l’Assemblea che si riunisce per celebrare l’ Eucarestia. Come la trottola, la fede vive fintanto che è danza, movimento, a volte anche estasi e salutare confusione. L’Assemblea riunita è testimone e centro del turbine, occhio del ciclone. Nelle concrete forme architettoniche, queste idee sono state incarnate in volumi assai diversi anche nei colori. La matrice curva si ritrova sia in orizzontale (la planimetria) che in verticale (la struttura di copertura, il metallo della torre campanaria che richiama il movimento delle campane). La forma data al complesso parrocchiale è anche basata sulla ricerca di affinità umana con le persone che risiedono nel quartiere e sulla necessità di offrire a queste persone forme in cui riconoscersi.

“..l’ edificio di culto cristiano corrisponde alla comprensione che la chiesa, popolo di Dio, ha di se stessa nel tempo: le sue forme concrete, nel variare delle epoche, sono immagine relativa di questa auto comprensione” (Nota Pastorale CEI 1993).

Alle radici del progetto – forza e protezione (figura 43)

Le curve dell’Aula sacra presentano anche il simbolismo della mandorla che si forma dalla contrapposizione di due segmenti di cerchio. In natura, ma anche nei manufatti umani, la forma della mandorla ( o ichthus o vesica piscis) si ritrova nei momenti più alti e poetici di cura e protezione ma anche di apertura ed introduzione alla dimensione della perfezione e del mistero. L’aula sacra trae quindi la sua forma dalla coesistenza di due dimensioni apparentemente opposte, quella del movimento, del moto centripeto e centrifugo delle curve, dell’apertura, e quella del guscio, della protezione.

Alle radici del progetto – l’architettura esperienziale

Il Luogo è uno spazio fisico dove è accaduta, accade o accadrà una determinata azione; il Luogo è incarnazione dello spirituale e lo suggerisce, testimonianza delle cose allo Spirito. Il Luogo è omelia silenziosa, memoria, attesa e presagio. Nella costruzione del complesso si è voluto tentare di suggerire un’esperienza spirituale alle persone. Lo spazio celebrativo è formato da più luoghi e dalle loro interazioni.

La colonna dell’accoglienza  (figura 44)

Alla base della scala esterna è collocata una colonna uguale a quelle che scandiscono il Cammino Eucaristico, alla sommità della scala è collocata una porta di ingresso e subito dopo il Lavacro. L’insieme di questi elementi è luogo dell’accoglienza.

La colonna come elemento antropomorfo, se posto alla base della scala anziché alla sommità come sempre accade, “cristallizza” lo scendere, l’andare incontro del Sacerdote. La scala presenta comunque l’esperienza del luogo alto, costante nelle Scritture, ed infine l’acqua del lavacro (acqua corrente) offre tanto un simbolico ristoro che un richiamo all’acqua del Battesimo.

Il cammino eucaristico (figura 45)

Il Cammino Eucaristico è lo spazio curvo della fede, fatto per vivere, sperimentare, ricordare, attendere la scoperta del nostro essere figli nel grembo del Signore; questa scoperta ha un percorso curvo, la meta non è in vista fin dall’inizio ma si palesa solo camminando.

Nell’esperienza del mondo è il percorrere la curva di una galleria verso la luce; la Via Eucaristica nasce sulla strada e, con un segno forte, teso e curvo conduce alla cappella della Custodia, si abbassa e si comprime nel tratto centrale (dove incontra il luogo della riconciliazione) e di nuovo si espande proseguendo verso la Custodia Eucaristica. Il percorso è scandito dal colonnato e dalle sette vetrate che potranno in futuro raffigurare il ciclo della Creazione.

La via sacramentale (figura 46)

La Via Sacramentale è il braccio inverso della coppia di forze che genera il movimento, nasce con l’accoglienza ed il lavacro, tocca il suo punto più alto nella zona presbiterale/sacramentale, si riabbassa entrando nell’area delle opere parrocchiali; la Via Ecclesiae appartiene allo stesso piano geometrico su cui giace la Via Eucaristica ma gli è simmetrica e complementare.

Il Cammino Eucaristico e la Via Sacramentale, viste insieme, sono il luogo della coincidenza degli opposti, il luogo dell’et-et. Pur appartenendo allo stesso piano, la presenza della curvatura fa sì che, dove il Cammino Eucaristico si abbassa a marcare la presenza del confessionale prima di salire verso la Custodia, la Via Sacramentale si innalza al suo massimo a mostrare il Crocefisso ed indicare la Mensa posta al centro dell’area presbiterale dove gli assi della mandorla si toccano.

La costruzione, un po’ di storia

5 settembre 2005 – sotto la guida di S.E. il Vescovo Divo Zadi, per iniziativa di Mons. Carlo Crucianelli, Economo della Diocesi e Mons. Nicola Fiorentini, Amministratore Parrocchiale, si da avvio al progetto.

3 maggio 2007 – La CEI, esprimendo apprezzamento per il progetto, richiede alcune modifiche  e comunica il Nulla Osta alla redazione del progetto esecutivo dell’opera.

21 aprile 2009 – viene rilasciato il Permesso di Costruire n.24/2009 da parte del Comune.

23 aprile 2009 – viene firmato il contratto per la costruzione con l’ Impresa La Torre Costruzioni srl di Roma (titolari Dr Claudio Saccomandi e Geom. Ennio Saccomandi).

6 ottobre 2009 – hanno inizio i lavori di palificata necessari per gli scavi (iniziano le registrazioni della storia del cantiere a cura del Direttore dei Lavori).

13 novembre 2009 – vengono completati gli scavi di cantiere.

10 dicembre 2009 – inizia il lavoro di palificazione per le fondazioni, verranno eseguiti 130 pali da 1000 mm profondi in media 15 metri per un totale di 1950 metri.

11 gennaio 2010 – inizia il lavoro di armatura della platea di fondazione in cemento armato.

23 gennaio 2010 – inizia l’ elevazione del corpo delle opere parrocchiali.

17 febbraio 2010 – viene effettuata la gettata di cls del solaio del piano terra delle opere parrocchiali, prosegue il lavoro di palificazione della chiesa.

5 marzo 2010 – viene completato il lavoro di palificazione della chiesa e viene effettuata la getta di magrone per la fondazione della chiesa.

2 aprile 2010 – è stato gettato il solaio della copertura delle opere parrocchiali e viene gettata la platea di fondazione della chiesa.

8 giugno 2010 – vengono collaudati i pali di fondazione.

11 giugno 2010 – alla presenza di S.E. il Vescovo Mons. Romano Rossi, del Parroco don Luigi Romano e di numerosi sacerdoti e fedeli, viene posata la prima pietra della costruzione entro una piccola cella posta nella platea di fondazione sotto la verticale dell’altare maggiore.

11 agosto 2010 – viene gettato il solaio di calpestio della chiesa.

12 gennaio 2011 – viene completato l’isolamento della copertura delle opere parrocchiali.

11 febbraio 2011 – viene gettata la parte in cemento armato del tetto della chiesa.

18 marzo 2011 – è completa la gettata in cemento armato della torre campanaria.

17 maggio 2011 – tutte le pareti esterne sono completate e sono in corso di intonacatura o di tinteggiatura.

13 luglio 2011 – vengono consegnate le travi in legno lamellare per la copertura della chiesa.

2 agosto 2011 – viene completato il montaggio delle strutture di copertura in legno lamellare della chiesa, la finitura del manto di copertura richiederà ancora 2 mesi.

2 novembre 2011 – vengono completate le reti fognarie.

25 gennaio 2012 – viene completata la stesura dei tubi del pavimento radiante.

1 febbraio 2012 – il cantiere subisce atti di vandalismo, viene danneggiato il pavimento radiante.

7 marzo 2012 – è stata completata la pavimentazione del sagrato.

31 marzo 2012 – viene solennemente celebrata nella chiesa la prima Santa Messa – proseguono secondari lavori di finitura.

25 novembre 2013 – si esegue l’istallazione degli arredi sacri da parte della ditta di arte sacra Domus Dei.

1 dicembre 2013 – ha luogo la dedicazione della chiesa.

LA COSTRUZIONE: GLI ATTORI

Committenza: dal 5 settembre 2005 al 12 ottobre 2008 Mons. Don Nicola Fiorentini Amministratore Parrocchiale, dal 12 ott 2008 Don Luigi Romano Parroco – Progetto e Direzione dei Lavori: Architetto Giuseppe Curatolo – Impresa esecutrice: La Torre Costruzioni srl di Roma (Dr Claudio Saccomandi e Geometra Ennio Saccomandi) – Direzione di cantiere: Ingegneri Giuseppe Conte e Claudio Catena, Architetto Leo Iacovacci – Capocantiere: Sig. Maurizio Inguaggiato – Progettazione strutturale: Ingegneri Maurizio Carvetti e Renato Conti – Progetto amplificazione: Ingegnere Andrea Mundula – Progetto impianti termici: P.I. Marco Vannucci – Collaudatore statico: Architetto Riccardo Pellegrino – Collaudatore impianto termico: Ing. Stefano Ferrelli – Opere d’arte e poli liturgici: Domus Dei – Albano Laziale.

 

Lavorò nel cantiere e ne fu solerte custode
prima di tornare nelle braccia del Padre
Antonio Rossi, detto Tonino, valente operaio muratore.